5 IL RE PRIGIONIERO

Come un uomo può essere schiavo anche se è libero di recarsi in ogni luogo del mondo tranne uno.

I tormenti di Bella

Dovrò riepilogare per te le sofferenze del tuo esilio, Palicrovol?

Gli ambasciatori ti insultavano, altrimenti le loro vesciche si infiammavano quando orinavano.

I tuoi stessi soldati sputavano quando ti avvicinavi, o venivano infestati dai pidocchi.

Per quanti sforzi facessero i cuochi, tutti i cibi che ti venivano serviti erano coperti di muffa, e tutte le bevande avevano una pellicola di limo. Ti circondavi di maghi, per avere qualche momento di respiro di tanto in tanto; Bella strappava le loro deboli barriere ogni volta che voleva, e qualsiasi mago ti aiutasse diventava da quel momento incapace di copulare.

Cercasti aiuto presso i preti, anche se Dio aveva perso il suo potere ed era silenzioso nel mondo; i preti che ti recarono conforto e ti onorarono, svilupparono tutti il gozzo e tumescenze varie sulla testa e sul collo.

Per una settimana ti costringeva a sforzarti invano di andare di corpo; la settimana successiva ti dava la dissenteria, e ti costringeva a liberarti gli intestini in luoghi pubblici, cosicché eri costretto a metterti dei pannolini, per rispetto verso quelli che ti circondavano.

Ti svegliavi in piena notte con un prurito insopportabile. Ti sentivi gelare in estate, e non riuscivi a portare i vestiti in inverno, a causa del calore che ti davano. Per giorni e giorni sogni terribili ti svegliavano. Poi, per settimane, ti appisolavi perfino mentre sedevi a giudizio, o presiedevi le riunioni dei tuoi generali.

Uno dei suoi trucchi peggiori era di scambiare la vista con te. Lei guardava dai tuoi occhi e vedeva tutto quello che ti succedeva intorno, e nello stesso tempo tu vedevi tutto quello che lei vedeva dentro il palazzo. Non lo faceva per spiarti: aveva la sua Vista, e poteva sapere tutto quello che succedeva nell’intero regno di Burland. Lo faceva perché tu potessi vedere Donnola battuta per qualche offesa; Coniglio che trasportava faticosamente qualche peso, o si appoggiava a un giovane servitore; Urubugala che faceva capriole fra le risate dei baronetti o dei rampolli di ricchi mercanti. I tuoi amici che soffrivano per amore tuo, e tu impotente a salvarli. Per questo ti facesti fabbricare delle coppe d’oro con cui coprirti gli occhi, in maniera che nessuna luce potesse entrarci. Fu così che ti venne uno dei nomi con cui fosti conosciuto: l’Uomo dagli Occhi d’Oro. Ti chiamavano anche l’Uomo dalle Corna, l’Uomo Che non Può Essere Solo, e il Marito della Bella Lontana. E il tuo popolo non si lasciò ingannare: anche se eri il giocattolo di Bella, eri un buon Re, e la gente prosperava e viveva libera, ti pagava tasse lievi, abbastanza volentieri, e si sottometteva al tuo giudizio con fiducia.

E tuttavia, ironicamente, i suoi tormenti ti fecero del bene oltre che del male. Sapevi che se un uomo rimaneva al tuo servizio non lo faceva per i piaceri e gli onori, e neppure perché avesse pietà di te e odiasse la Regina Bella. Quelli che rimasero con te, in quei tristi tempi, quelli che vivevano vicino a te e conoscevano i tuoi più riposti pensieri, tu sapevi che ti servivano o perché conoscevano il tuo cuore e ti amavano, o perché amavano il buon governo e sopportavano te e la vita che dovevano vivere con te per amore del popolò di Burland. Avevi un dono che a pochi re è stato concesso: potevi fidarti di tutti coloro che ti circondavano.

Questo bene era mescolato con il male. Con amara ingiustizia, la tua stessa giustizia ti rendeva ancora più difficile formare e mantenere un esercito: perché quale cuore si sarebbe mosso per scacciare Bella da Inwit, dal momento che le cose andavano così bene per Burland? Solo avventurieri venivano nel tuo esercito, e gli Uomini di Dio, che la odiavano per aver ridotto Dio al silenzio, e gli sbandati che non avevano alcuna speranza in altro mestiere. Per riempire i tuoi squadroni e i tuoi reggimenti, dovevi ricorrere alla leva obbligatoria, e questo ti dava un esercito poco desideroso di combattere e nell’insieme piuttosto debole. Era sufficiente per tenere a bada i nemici di Burland, ma difficilmente poteva darti la speranza di rovesciare la Regina.

E così fu per giorni, per settimane, per anni, per decenni, per secoli. I tuoi leali seguaci venivano da te, ti servivano, invecchiavano e morivano; ma tu vivevi, e Urubugala viveva, e Coniglio viveva e Donnola viveva, poiché Bella, violata come bambina, non riuscì mai a crescere, per quanti anni vivesse: sarebbe vissuta per sempre, prendendosi una minuziosa vendetta per una breve e riluttante crudeltà di tanti anni prima.

Tre volte portasti il tuo esercito alle porte di Inwit. Tre volte la regina Bella ti lasciò sperare. Poi mandò il terrore nei cuori dei tuoi soldati, mise loro di fronte ciò che temevano di più al mondo, e tutti, tranne pochi fra i più ardimentosi, fuggirono, e tu ti ritirasti dalla città che avevi vinto da suo padre tanti anni prima, costretto a ricominciare da capo, umiliato davanti alle altre nazioni del mondo.


L’ora del cervo

Dopo tre secoli e più di esilio, un giorno in cui portavi le coppe d’oro sugli occhi, ti giunse una visione. All’inizio pensasti che fosse di Bella, ma dopo un solo momento, capisti che non era così. Vedesti il Cervo, il grande maschio villoso, quello che aveva visto Zymas. L’aquila gli stringeva la pancia, tenendo chiusa la ferita. E il Cervo si fermò, girò la testa pesante per guardarti, e tu vedesti che portava un collare di ferro, e che anche le zampe erano legate con catene, e ti ordinò di seguirlo e di liberarlo.

Non posso, dicesti.

Vieni, ti disse, anche se non sentisti alcuna parola.

Non servirà a niente, dicesti. Bella mi vedrà e manderà in fumo ogni mia azione.

Vieni, disse. Per quest’ora, lei non vede, e non vede che non vede.

Così ti togliesti le coppe d’oro dagli occhi e dal tuo campo ti inoltrasti nella foresta, e armato dell’arco seguisti le tracce di un cervo nel bosco e andasti dove il cervo scelse di condurti.

Fu tutto il potere che gli dèi riuscirono a raccogliere, esercitato per te quel giorno nel bosco non lontano dalla città di Banningside.

Non ti sei chiesto perché ti condussero dove ti condussero, perché facesti quello che facesti? Ucciderai ora ciò che venne da quell’ora? Fu la tua salvezza, Palicrovol. Fu il tuo unico figlio.

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