5. INCONTRO ALL’ALBA



Mentre guidava la tribù verso il torrente nella luce fioca dell’alba, GuardalaLuna si soffermò incerto in un luogo familiare. Qualcosa, lo sapeva, mancava; ma non riuscì a ricordare che cosa fosse. Non sciupò energie mentali per risolvere l’enigma, poiché quel mattino aveva in mente cose più importanti.

Simile al tuono e al fulmine, alle nubi e alle eclissi, il grande blocco cristallino era scomparso misteriosamente com’era venuto. Essendo svanito nel passato inesistente non turbò mai più i pensieri di GuardalaLuna.

GuardalaLuna non avrebbe saputo che cosa gli avesse fatto; e nessuno dei suoi compagni si domandò, mentre gli rimanevano attorno nella bruma mattutina, perché egli si fosse soffermato per un momento proprio lì, andando al torrente.

* * *

Sul loro lato del corso d’acqua, nella sicurezza mai violata del loro territorio, gli Altri scorsero per la prima volta GuardalaLuna e una dozzina di maschi della sua tribù come un fregio in movimento contro il cielo dell’alba. Subito cominciarono a lanciare la loro sfida quotidiana; ma, questa volta, non vi fu risposta.

Costantemente, deliberatamente… soprattutto, silenziosamente, GuardalaLuna e la sua banda discesero il basso poggio che dominava il fiumicello; e, mentre si avvicinavano, gli Altri divennero improvvisamente silenziosi. La loro furia rituale defluì, per essere sostituita da un crescente timore. Erano vagamente consci del fatto che qualcosa era accaduto, e che quell’incontro differiva da tutti gli altri precedenti. Le clave e i coltelli d’osso dei quali era munito il gruppo di GuardalaLuna non li allarmarono, poiché non ne capivano lo scopo. Sapevano soltanto che i movimenti dei loro rivali erano adesso impregnati di decisione e di minaccia.

Il gruppo si fermò sull’orlo dell’acqua, e per un momento il coraggio degli Altri tornò a rivivere. Guidati da UnOrecchio, essi ripresero a malincuore il canto di battaglia. Si protrasse soltanto per pochi secondi prima che una visione terrificante li facesse ammutolire.

GuardalaLuna levò alte le braccia, rivelando il carico che fino a quel momento era stato celato dai corpi irsuti dei suoi compagni. Reggeva un ramo robusto, e impalata su di esso si trovava la testa insanguinata del leopardo. Un bastoncello teneva spalancata la bocca, e le lunghe zanne scintillavano di un bianco spettrale, nei primi raggi del sole.

Quasi tutti gli Altri rimasero troppo paralizzati dalla paura per potersi muovere; ma alcuni di essi iniziarono una ritirata lenta e incespicante. A GuardalaLuna non occorreva alcun altro incoraggiamento. Sempre reggendo alto sopra il capo il trofeo mutilato, incominciò ad attraversare il torrente. Dopo un attimo di esitazione, i suoi compagni sguazzarono dietro di lui.

Quando GuardalaLuna giunse sulla riva opposta, UnOrecchio manteneva ancora il terreno. Forse era troppo coraggioso o troppo stupido per fuggire; forse non riusciva a convincersi che quell’oltraggio stesse davvero accadendo. Vile o eroe, nulla mutò, in ultimo, quando il ringhio paralizzato dalla morte gli piombò sul capo incapace di capire.

Urlando di paura, gli Altri si dispersero nella boscaglia; ma di lì a non molto sarebbero tornati, e ben presto avrebbero dimenticato il loro capo perduto.

Per qualche secondo, GuardalaLuna rimase incerto accanto alla sua nuova vittima sforzandosi di capire lo strano e mirabile fatto: il leopardo morto poteva uccidere ancora. Adesso era il padrone del mondo, e non sapeva affatto che cosa fare in seguito.

Ma avrebbe pensato qualcosa.

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