IX

Niente. A meno che non si voglia considerare degna di nota la faccenda della palla da golf mancante. Charlie decise che non lo era. Le palle da golf scompaiono anche troppo spesso: in realtà, è del tutto normale — per un giocatore non provetto perdere almeno una palla su un percorso di diciotto buche.

Quella palla, per di più, era finita nell’erba alta.

Charlie aveva aperto il colpo dalla piazzuola di partenza della lunga buca quattordici; aveva visto la palla deviare dal percorso, battere, rimbalzare e arrestarsi dietro un grande albero — che si trovava esattamente tra la palla e il green.

L’«accidenti!» di Charlie fu gridato a voce alta ed appassionata; fino a quella buca c’erano state per lui grosse possibilità di restare sotto i cento. Adesso gli toccava perdere un colpo per riportare la palla sul percorso.

Aspettò che Pete si fosse cacciato nei boschi sull’altro lato del campo prima di incamminarsi — la sacca dei bastoni a tracolla — in direzione della palla.

Che non c’era.

Dietro l’albero, più o meno nel punto dove Charlie pensava che la palla fosse atterrata, c’era una ghirlanda di fiori appassiti, infilati con un cordino purpureo che si intravvedeva a intervalli. Charlie la tirò su per guardarci sotto, ma la palla non c’era.

Dunque, doveva essere rotolata più lontano; si guardò intorno senza però riuscire a trovarla. Pete, che nel frattempo aveva trovato la sua, e aveva battuto il colpo di ricupero, tagliò giù in diagonale per aiutare Charlie nella ricerca. Fecero cenno ai quattro che seguivano di continuare il loro gioco.

— Credevo proprio che si fosse fermata qui, — disse Charlie: — invece deve essere rotolata più avanti. Be’, se non l’avremo trovata quando quei quattro hanno giocato, ne prenderò un’altra. Ma senti, come può essere capitato qui, questo arnese?

In mano, — si accorse, — teneva ancora la ghirlanda. Pete la guardò stupito. — Perdinci, che combinazione di colori. Viola, rosso, verde su nastro scarlatto. E puzza. — In effetti, mandava odore quella cosa, anche se Pete non era abbastanza vicino per avvertirlo — e, comunque, non era questo che intendeva dire.

— Già, ma che cos’è? Come può essere capitato…

Pete sogghignò. — Sembra proprio uno di quegli arnesi che gli hawaiani si mettono al collo. Lei, non si chiamano cosi? Ehi!

Aveva colto, sul viso di Charlie, un’espressione d’improvviso sgomento; gli strappò deciso la cosa dalle mani e la buttò in mezzo ai cespugli. — Adesso, ragazzo mio, — disse, — non aggiungere quel maledetto arnese alla tua sfilza di coincidenze. Che differenza fa sapere chi l’ha lasciata cadere in quel punto e perché? Dài, trova la tua palla e spicciamoci. Quei quattro sono già sul green.

Non trovarono la palla.

Così Charlie ne giocò un’altra. La tirò nel mezzo del percorso con un niblick, poi, con un colpo sensazionale effettuato con il brassie, la mandò a tre metri e mezzo dalla bandiera. Fece infine un solo putter per imbucare il par cinque, nonostante la penalità per la palla persa.

Insomma, andò sotto il cento. Ma poi, giù al circolo, mentre si stavano rivestendo, disse: — Senti, Pete, a proposito di quella palla che ho perso alla quattordici… Non è piuttosto strano che…

— Sciocchezze, — borbottò Pete. — Non hai mai perso una palla, prima d’ora? Certe volte credi di aver visto dove sono cadute, e invece sono a cinque, o anche a dieci, metri di distanza. È la prospettiva che inganna.

— Già, ma…

Di nuovo quel «ma». Sembrava dover essere questa l’ultima parola per ogni cosa avvenuta di recente. Accadono cose pazzesche, una dopo l’altra; e si riescono anche a spiegare, se vengono prese in considerazione una per una, separatamente, ma

— Bevi un sorso, — suggerì Pete, tendendogli una bottiglia.

Charlie obbedì e si senti meglio. Ne bevve anzi parecchi, di sorsi. Poco importava, del resto, dato che Jane, quella sera, sarebbe andata a una festa organizzata in onore della sposa da alcune sue amiche e non si sarebbe potuta accorgere del suo alito.

— Pete, nessun programma per stasera? — chiese Charlie. — Jane è impegnata, ed è una delle mie ultime sere da scapolo…

Pete sogghignò: — Vuoi dire che una sbornia non ci starebbe male? Bene, conta pure su di me. Forse riusciremo a far venire anche un paio di quelli della banda. È sabato, e nessuno di noi deve lavorare, domani.

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