PARTE TERZA

1

La mattina, alle nove meno un quarto, il telefono del laboratorio squillò. Sam Latourette prese il ricevitore dalle mani del tecnico che l'aveva sollevato. Disse: — Beh, se è così, non lasciarti incantare, Tom. Digli che aspetti. Avvertirò Ed Hawks. — Riattaccò e si recò trascinando i piedi verso il punto dove Hawks si trovava in compagnia di un gruppo di tecnici della Marina, che preparavano l'equipaggiamento destinato a Barker.

La tuta era aperta sul lungo tavolo regolabile, come un'aragosta sezionata: dai lati scendevano i tubi staccati dell'aria, e le giunture seghettate spiccavano come deformate dall'artrite, a causa dei motorini elettrici e dei pistoni idraulici incorporati che dovevano muoverle. Hawks aveva portato i fili da una presa di corrente alle giunture: la tuta si fletteva e si torceva, strusciando pesantemente le gambe sul rivestimento di plastica del tavolo e agitando le chele e gli utensili all'estremità delle braccia.

Uno degli specialisti della Marina accostò una bombola d'aria compressa e vi inserì i tubi. A un cenno di Hawks il casco, crestato da costolature di rinforzo e con il vetro anteriore sbarrato da una grata di tondini d'acciaio, emise un sibilo stridulo attraverso le prese, mentre la superficie del tavolo scricchiolava.

— Lascia stare, Ed — disse Sam Latourette. — Possono pensarci loro.

Hawks rivolse un'occhiata di scusa ai tecnici della Marina, che si erano voltati a guardare Latourette. — Lo so, Sam.

— Devi metterla tu? Lascia stare! — sbottò Latourette. — Non è mai l'equipaggiamento, quello che va male!

Hawks rispose, paziente: — Ma io ci tengo. I ragazzi, qui… — E indicò i tecnici. — Loro non si offendono se ci gioco.

— Beh, c'è quel Barker al cancello. Dammi il suo lasciapassare e il resto, e andrò a prenderlo. Sembra che sia davvero un tipo straordinario.

— No, andrò io, Sam. — Hawks si scostò dalla tavola e rivolse un cenno del capo ai tecnici. — Va benissimo. Grazie. — Uscì dal laboratorio e salì le scale che portavano al pianterreno, con aria assorta.

Si avviò lungo il viale d'asfalto nero bagnato di nebbia verso il cancello, che all'inizio si scorgeva appena, tra i vapori acri. Diede un'occhiata all'orologio e sorrise, vagamente.

Barker aveva lasciato la macchina nel parcheggio esterno e stava in attesa dall'altra parte del cancelletto riservato ai pedoni, fissando freddamente la guardia che lo ignorava. Aveva gli zigomi arrossati, e teneva la giacca a vento arrotolata intorno all'avambraccio sinistro, come se si aspettasse di dover iniziare un duello a coltellate.

— Buongiorno, dottor Hawks — disse la guardia, quando Hawks si avvicinò. — Quest'uomo ha cercato di convincermi a lasciarlo entrare senza lasciapassare. E ha cercato di farsi raccontare da me quello che lei sta facendo.

Hawks rivolse un cenno del capo a Barker, guardandolo pensieroso. — Non mi sorprende. — Si frugò in tasca, sotto al camice, e consegnò il lasciapassare della società e l'autorizzazione dell'FBI. La guardia se li portò nel gabbiotto per trascrivere i numeri sul registro.

Barker guardò Hawks con aria di sfida. — Cos'è questo posto? La sede di un altro progetto per la costruzione di bombe atomiche?

— Non c'è bisogno che lei vada a caccia d'informazioni — disse tranquillo Hawks. — Ed è inutile farlo con un uomo che non sa niente. La smetta di sprecare energie. Sarei stato più contento se non avessi saputo esattamente come si sarebbe comportato qui — disse a Hawks. — Grazie, Tom — aggiunse, quando la guardia uscì e aprì il cancello. Poi si rivolse a Barker. — Le verrà sempre detto tutto ciò che dovrà sapere.

Barker rispose: — Qualche volta, per me è meglio se posso giudicare io quello che mi occorre. Comunque… — S'inchinò, profondamente. — Al suo servizio. — Si raddrizzò e guardò il tratto di tubazione che formava l'architrave del cancello, poi contorse in un sorriso le labbra contratte. — Bene, morituri te salutamus, dottore — disse, passando. — La salutiamo, noi che siamo destinati a morire.

Hawks fece una smorfia. — Anch'io ho letto qualche libro — disse sottovoce, e girò la testa. — Metta il distintivo e venga con me.

Barker prese il distintivo dalle mani della guardia che glielo tendeva pazientemente e lo fissò al taschino della camicia. — E grazie, Tom — concluse, voltandosi indietro mentre si avviava dietro ad Hawks.

— Claire non voleva che venissi — disse, inclinando la testa per lanciare un'occhiata significativa allo scienziato. — Ha paura.

— Di quello che io posso farle, o di quello che potrebbe accadere a lei stessa, a causa di tutto questo? — ribatté Hawks, continuando a fissare gli edifici.

— Non so, dottore. — Nella tensione di Barker c'era una certa cautela. — Comunque — disse lentamente, con voce dura e tagliente — l'unico altro uomo che faccia paura a Claire sono io.

Hawks non disse nulla. Continuò a camminare in direzione del laboratorio, e dopo un po' Barker riprese a sorridere, un sorriso forzato, tenendo lo sguardo fisso al suolo.

La scala che dal piano terreno, dove si fermavano gli ascensori per passeggeri, scendeva nel laboratorio, era rivestita di lamine d'acciaio antisdrucciolevoli. La vernice verde delle lamine era perfetta ai lati, logora sui rombi stampati più interni. Più vicino al centro, i rombi erano consunti: e al centro, sul metallo logoro e assottigliato era stata applicata in disordine una mano di stagno per saldature. I passi di Hawks e di Barker echeggiavano nella tromba della scala, dipinta di grigio come una corazzata.

— Lei trascina su e giù le sue vittime in lunghe file, vero? — chiese Barker.

— Sono lieto che abbia trovato un nuovo argomento di cui parlare — rispose Hawks.

— Scommetterei che molte urla di sofferenza hanno echeggiato in questo pozzo. Cosa c'è dietro quella porta? La camera delle torture?

— Il laboratorio. — Hawks tenne aperta la porta. — Entri.

— Con piacere. — Barker raddrizzò le spalle in simmetria perfetta, si buttò sulla schiena la giacca a vento piegata, e passò davanti a Hawks. Avanzò di qualche passo nella corsia principale, tra le piccole cabine che contenevano le serie dei regolatori del voltaggio e s'infilò le mani in tasca, fermandosi per guardare in giro. Hawks si fermò al suo fianco.

Tutte le luci erano accese. Barker girò lentamente la parte superiore del corpo, studiando le gallerie piene di apparecchi per la modulazione dei segnali osservando gli assistenti che effettuavano i collaudi delle varie componenti.

— Si danno da fare — disse, guardando gli uomini in camice bianco, che spuntavano elenchi, regolavano interruttori, collegavano i generatori di segnali sopra ogni galleria, spegnevano gli apparecchi, li controllavano e li ricontrollavano. Il suo sguardo cadde sul gruppo più vicino di amplificatori a differenziale. — Quanti fili. Mi piacciono. Prodigi della scienza. E via dicendo.

— È parte di un uomo — disse Hawks.

— Oh? — Barker inarcò un sopracciglio: i suoi occhi brillavano, beffardi. — Prese e fili e aggeggini di ceramica — fece, in tono di sfida.

— Gliel'avevo detto — rispose calmo Hawks. — Non è necessario che lei cerchi di carpirci informazioni. Gliele forniremo noi. Quello fa parte di un uomo. L'amplificatore qui vicino è un'altra parte.

«Tutto questo banco di amplificatori è regolato per contenere un'esatta descrizione elettronica di un uomo: la sua struttura fisica, fino all'ultima particella mobile dell'ultimo atomo dell'ultima molecola dell'ultima cellula all'estremità dell'unghia del suo dito mignolo. Quindi conosce il tempo e il volume della sua reazione nervosa, la portata e la natura dei suoi riflessi, la capacità elettrica di ogni cellula del suo cervello. Sa tutto ciò che deve sapere, in modo da poter dire a un'altra macchina come deve costruire quell'uomo.

«Si tratta di un uomo chiamato Sam Latourette, ma potrebbe essere chiunque altro. È il nostro uomo-standard. Quando lo scanner del trasmettitore di materia la converte in una serie di flussi d'elettroni, l'informazione viene registrata su di un nastro. E passa anche lì dentro, in modo che possiamo leggere le differenze tra lei e l'uomo-standard. Così abbiamo un controllo, quando ci occorre un'esatta modulazione del segnale. È appunto ciò che faremo oggi. Faremo il sondaggio iniziale, in modo da avere una registrazione di controllo e una lettura differenziale da usare, quando domani trasmetteremo.»

— Trasmetterete che cosa?

— Lei.

— Dove?

— Le ho già detto anche questo. Sulla Luna.

— Così, semplicemente? Niente razzi, niente conto alla rovescia? Solo un mucchio di tubi che crepitano e, toc!, eccomi sulla Luna, come una radiofoto tridimensionale. — Barker sorrise. — La scienza è proprio grande!

Hawks lo guardò impassibile. — Qui non organizziamo un concorso di virilità, Barker. Lavoriamo e basta. Non è necessario che lei tenga la guardia alzata continuamente.

— Saprebbe riconoscere un concorso del genere se ne vedesse uno, dottore?

Sam Latourette, che era arrivato alle loro spalle, ringhiò: — Stia zitto, Barker!

Barker si girò, disinvolto. — Gesù, amico, non sono stato io a divorare il suo bambino.

— Tutto a posto, Sam — fece paziente Hawks. — Al Barker, questo è Sam Latourette. Il dottor Samuel Latourette.

Barker lanciò un'occhiata agli amplificatori. — Ci siamo già conosciuti — disse poi a Latourette, tendendogli la mano.

— Non è molto spiritoso, Barker.

Barker riabbassò la mano. — Non faccio di professione l'attor comico. E lei chi è… la madre di famiglia?

— Ho dato un'occhiata al suo fascicolo che ci ha mandato l'ufficio personale — disse Latourette, pesantemente. — Volevo vedere quali probabilità aveva di esserci utile. E voglio che lei ricordi bene una cosa. — Latourette aveva abbassato la testa, affondando quasi il collo tra le spalle massicce, e la sua faccia sembrò allargata dai solchi paralleli di pelle giallognola, ai lati della mascella. — Quando parla con il dottor Hawks, lei parla con l'unico uomo al mondo che poteva costruire questo. — Con un gesto indicò le gallerie, i ponti, la fila degli amplificatori, il trasmettitore che giganteggiava sul fondo. — Parla a un uomo che è lontano dal caos mentale, da ciò che lei e io consideriamo il normale errore umano, quanto lei è lontano da uno scimpanzé. Non è in grado di giudicare la sua opera né di farne commenti spiritosi. I suoi piccoli capricci personali non possono interessare al dottor Hawks. Lei è stato chiamato qui per svolgere un lavoro, esattamente come tutti noi. Se non se la sente di svolgerlo senza creare fastidi al dottor Hawks, se ne vada… non gli renda il fardello più pensante. Ha già tante cose cui pensare. — Latourette lanciò a Hawks un'occhiata profonda. — Anche troppe. — Inarcò le spalle, dondolando le braccia, guardingo. — Sono stato chiaro?

Barker guardò Latourette con un'espressione attenta, spassionata. Si era bilanciato in modo che il peso non gravasse sulla gamba artificiale, ma non mostrava altri segni di tensione. Era mortalmente calmo.

— Sam — disse Hawks — voglio che tu sovraintenda alle prove del ricevitore del laboratorio. È necessario provvedere subito. Poi ho bisogno di un controllo dei dati telemetrici dalla torre di collegamento e dal ricevitore lunare. Fammelo sapere, non appena avrai terminato.

Barker guardò Latourette che si voltava e si avviava silenzioso lungo la fila degli amplificatori, verso la piattaforma ricevente. Là un gruppo di tecnici stava osservando al fluoroscopio una serie di oggetti che venivano inviati da un'altra squadra.

— Venga con me, prego — disse Hawks a Barker, e s'incamminò lentamente verso il tavolo su cui stava la tuta.

— Dunque, qui dentro, parlano così di lei — fece Barker, guardandosi intorno mentre camminava. — Non mi meraviglio più che si spazientisca tanto quando è fuori, alle prese con il vasto mondo.

— Barker, è molto importante che lei s'interessi esclusivamente di quel che deve fare. È interamente estraneo all'esperienza umana, e se vuole riuscire, deve recepire molte cose. Cerchiamo di lasciar fuori le nostre personalità, nei limiti del possibile.

— E quel suo fedelissimo? Latourette?

— Sam è un ottimo elemento — disse Hawks.

— E questa è la sua giustificazione.

— È la ragione della sua presenza qui. Normalmente, dovrebbe essere in una clinica, imbottito di sedativi per sopportare i dolori. È affetto da un cancro inoperabile. Tra un anno sarà morto.

Avevano superato la bassa muraglia di grigie cabine d'acciaio. Barker girò la testa di scatto. — Oh — fece. — Ecco perché è l'uomo-standard, là dentro. Un niente che divora la carne. Vita eterna.

— Nessun uomo normale vuole morire — disse Hawks, toccando la spalla di Barker, e guidandolo gentilmente verso la tuta. Gli esperti della Marina lanciarono occhiate di sottecchi a Barker solo dopo essersi guardati intorno per scoprire se i colleglli li osservavano, in quel momento. — Altrimenti, il mondo sarebbe pieno di suicidi.

2

Hawks non presentò Barker ai tecnici. Indicò la tuta, quando si accostò alla tavola. — Dunque, questo è ciò che possiamo fare di meglio per lei, come protezione. Lei s'infila nella tuta, lì sul tavolo, e poi la trasporteranno nel trasmettitore. Verrà trasmesso per raggio al ricevitore lunare con quella addosso… Una volta arrivato, si accorgerà che è comoda e facile da manovrare. Dispone di mezzi a energia, attivati dalle varie pressioni che eserciterà con il corpo. La tuta si adatterà a tutti i suoi movimenti. Mi hanno detto che è come nuotare. Avrà a disposizione una scelta di utensili che sappiamo le serviranno, e parecchi altri che pensiamo possano rendersi necessari. È una delle cose che lei dovrà dirci, dopo, se potrà. È importante che si familiarizzi a dovere con il funzionamento della tuta… è quasi tutto automatico, ma è meglio esserne certi. Ora vorrei che l'indossasse, in modo che il guardiamarina e i suoi uomini qui presenti possano controllare, per fare in modo che lei non abbia difficoltà.

L'ufficiale della Marina che comandava il gruppetto di specialisti si fece avanti. — Mi scusi, dottore — disse. — Mi è stato comunicato che il volontario ha un arto artificiale. — Si rivolse a Barker. — Le dispiace togliersi i calzoni, signore?

Hawks sorrise, impacciato. — Le reggerò la giacca — disse.

Barker si guardò intorno. La fronte gli s'imperlò di sudore freddo. Consegnò la giacca a vento a Hawks senza girare la faccia verso di lui, si slacciò la cintura e si sfilò i calzoni. Poi li resse tra le mani, guardò Hawks, li arrotolò in fretta e li depose sull'orlo della tavola.

— E ora, se si sdraia nella tuta, signore, vedremo quali adattamenti sono necessari. — Il guardiamarina fece un cenno ai suoi, che si strinsero intorno a Barker, lo sollevarono di peso e lo deposero, disteso sul dorso, dentro la tuta aperta. Barker rimase rigido, a guardare verso l'alto, e il guardiamarina disse: — Si muova, prego… Dobbiamo accertarci che i suoi muscoli stabiliscano contatti con tutte le lastre a pressione dei servomotori.

Barker cominciò a muoversi, rigidamente.

Il guardiamarina disse: — Sì, come pensavo. L'arto artificiale dovrà venire costruito nella zona del polpaccio, e sulla giuntura del ginocchio. — Rivolse un gesto a uno dei suoi uomini. — Fidanzato, prendi le misure e portale giù in officina. Voglio delle lastre a zeppa, lì dentro. Mi scusi, signore — disse a Barker — dovrà permettergli di portarsi via la sua gamba. Non ci vorrà molto. Sampson… aiuta quest'uomo a togliersi la camicia, in modo da poter arrivare alla cinghia della spalla.

Barker sfilò le braccia dalla tuta, afferrò gli orli della piastra dorsale, e si sollevò a sedere. — La camicia me la tolgo da solo, figliolo — gracchiò, e se la sfilò dalla testa. Mentre Sampson slacciava la cinghia principale della gamba, Barker lanciò un'occhiata a Hawks, e tamburellò con le dita sull'orlo dell'armatura. — Nuovi artifici, Mago? — Sembrava che si aspettasse una risposta particolare.

Hawks aggrottò la fronte. Il sogghigno di Barker divenne ancora più distorto e ironico. Si guardò intorno. — Bene, fiasco. Ci si vuole provare qualcun altro? Magari dovrei legarmi anche una mano dietro la schiena?

Il guardiamarina disse incerto a Hawks: — È una citazione da un dramma, dottore. — Guardò Barker, che solennemente si umettò la punta di un dito e tracciò una X nell'aria.

— Un punto a favore del diplomato del NROTC.

Gli altri specialisti del gruppo continuarono a lavorare a testa bassa.

— Che dramma, guardiamarina? — chiese Hawks, senza alzare la voce.

— L'avevo letto durante il corso di letteratura inglese — rispose il giovanotto, un po' a disagio, arrossendo quando Barker strizzò un occhio. — Il Mago Merlino ha fabbricato un'armatura invincibile. L'aveva destinata a Sir Galahad, ma mentre la fabbricava, le esigenze della formula magica lo hanno forzato ad adattarla alla taglia di Sir Lancillotto. E sebbene Lancillotto tradisca re Artù e sebbene i due debbano battersi nella giostra di quel giorno, Merlino non può lasciare che l'armatura rimanga inusata. Perciò chiama Lancillotto nella sua officina, e la prima cosa che Lancillotto dice, appena entra e vede l'armatura magica, è: «Cos'è? Nuovi artifici, Mago?»

Barker lanciò un breve sorriso ironico al guardiamarina, poi a Hawks. — Speravo che avrebbe riconosciuto il parallelo, dottore. Dopotutto, mi ha detto di aver letto anche lei un libro o due.

— Capisco — disse Hawks. Guardò pensieroso Barker, poi chiese al guardiamarina: — Cosa risponde Merlino?

— «Sì, un'armatura.»

Le labbra di Barker s'incurvarono, gaiamente. Disse a Hawks: — «Un'armatura? Dimmi, Filosofo, nei tuoi anni avanzati ti sei dedicato all'artigianato? Hai accostato le dita nodose all'incudine, e hai forgiato una lastra damaschinata per imitare il lavoro dell'armaiolo?».


Il guardiamarina fissò incerto prima Hawks e poi Barker, e citò: — «Come ho fatto non deve interessarti… Accontentati che, quando un'aquila si piega a fare il nido, quel nido è fatto in modo che solo le aquile possano abitarlo… o coloro che ottengono licenza da un'aquila».

Barker inarcò un sopracciglio. — «Ed io ho la tua licenza, vecchio mio?»

— «La mia licenza e la mia preghiera, spaccateste» — gli rispose il guardiamarina.

— «Io non ti piaccio» — disse Barker, volgendosi verso Hawks. — «E certamente non ti ha comandato Artù di rivestire questo mio corpo per proteggerlo da ogni ferita mortale. No, non questo corpo… egli non è sollecito della mia salute, eh? Bene, è un'altra storia. Tu dici che questa armatura è opera tua? Allora è invulnerabile, tramata dai tuoi incantesimi? È prodigiosamente forte? Per me? Come ti ho detto, io non ti piaccio… e allora perché lo fai? Chi te lo ha comandato?»

Il guardiamarina si umettò le labbra e guardò ansiosamente Hawks.

— Devo continuare, dottore?

Hawks rivolse un sorriso forzato a Barker. — Mah… sì… vediamo come va a finire. Se il condensato mi piace, forse andrò a comprare il libro.

— «Mi comanda la mia arte, Cavaliere. Come la tua arte comanda te, a dimostrazione che l'arte ama l'uomo saggiamente, quanto lo può una donna. Prendila. Mai una simile armatura è stata posta sul dorso di un cavallo. Mai l'occhio di un artigiano più esperto ha misurato le sue commessure, o ha operato con tanta tenerezza. Mai l'occhio del costruttore si è congiunto con tanto zelo alle mani dell'artefice e alla mente del creatore di macchine, come ora, per prendere a prestito dai tuoi muscoli quella forza che, alla fine, si prenderà tutta la gloria. Prendila… che tu sia dannato, prendila, tu che ti sei impadronito di più di quanto ti spetta, e cerchi di impadronirti d'altro ancora!»

— «È la gelosia che parla in te, vecchio» — disse Barker.

— «Tu non sai per che cosa!»

— «Dunque tu sai con tanta sicurezza le cose che pensa la mia mente silenziosa? Non essere troppo orgoglioso, Mago. È come tu dici… Anch'io so che significa appartenere a un'arte. E ho il mio orgoglio, come tu hai il tuo. Pensi che mi darà gloria prendere grazie al tuo dono ciò che potrei conquistare facendone a meno?»

— «Tu devi!»

— «Dov'è la tua magia? E qual è la mia arte, per avvalersi della tua? La prenderò, sebbene dubiti di me stesso? Me la garantisci invulnerabile? Non cederà, sul campo, ad una lancia sconosciuta alla tua scienza?»

— «E se cederà, allora crollerò anch'io con te, Cavaliere.»

Barker scostò spazientito Sampson e portò la mano là dove la stretta cinghia di cuoio aveva lasciato sulla sua spalla un segno permanente. L'abbassò e slacciò la fibbia della larga fascia che gli cingeva lo stomaco. — «Allora non crollare, Armigero» — mormorò. — «Ti prego, non crollare.»

Hawks guardò Barker in silenzio per un momento. Poi si umettò un dito e tracciò in aria una X. — Un punto a favore dell'uomo completo — disse. E mentre lo diceva, un lampo di sofferenza gli attraversò il volto.

3

Fidanzato se ne andò portandosi via la gamba di Barker. Un tecnico si avvicinò a Hawks. — C'è la sua segretaria al telefono, Ed — disse. — Ha detto che è urgente.

Hawks scosse il capo. — Grazie — rispose, distratto, e attraversò il laboratorio, entrò in una cabina isolata. Sollevò il ricevitore. — Qui Hawks, Vivian. Cosa c'è… una chiamata di Tom Phillips? No, va bene… l'aspettavo. Me la passi qui- — Attese, con gli occhi fissi nel vuoto, che la chiamata dell'ammiraglio venisse passata in laboratorio. Poi il diaframma del ricevitore vibrò di nuovo, ed egli disse: — Sì Tom. Oh, tutto bene. Sì. A Washington fa caldo, eh? No, qui no. C'è solo lo smog. Bene. — Rimase in ascolto, guardando il muro chiaro che gli stava davanti.

— Sì — disse poi, lentamente. — Beh, me l'immaginavo che il rapporto su Rogan avrebbe fatto quell'effetto. No, ascolta… abbiamo un metodo nuovo. Abbiamo trovato un altro uomo. Io credo che andrà benone. No, senti… voglio dire un altro tipo d'uomo: credo che con lui avremo delle buone possibilità. No, no… ascolta: perché non guardi il suo fascicolo? Al Barker. Sì. Barker. Dovrebbe esserci un Fascicolo 201 dell'Esercito, dell'OSS. E l'approvazione dell'FBI. Sì, vedi, il fatto è che lui è un tipo completamente diverso da un ragazzo simpatico e per bene come Rogan. Sì, la documentazione dovrebbe spiegarlo. Che ne diresti di un colloquio personale, se ne hai bisogno per convincere la Commissione? No, lo so che sono tutti sconvolti per via di Rogan e degli altri, ma forse, se tu…

Con la mano sinistra, Hawks tirava ciecamente, insistentemente, uno dei bottoni del suo camice.

— No, Tom… pensa. Pensa, adesso… Senti, se questo fosse stato solo uno dei soliti volontari, a cosa avrei potuto credere che servisse? No, lui è davvero diverso. Senti, se tu… E va bene, se non c'è tempo, non c'è tempo. Quando tornano a riunirsi? Beh, mi sembra che ci sia tutto il tempo, da qui a dopodomani. Potresti venire qui e…

Scosse il capo, e appoggiò il palmo della mano contro la parete. — Sta bene. So che hai molto da fare. Va bene, allora, se sei dalla mia parte e non hai bisogno di venire qui perché ti fidi di me, allora perché non ti fidi? Voglio dire, se io sono convinto che il prossimo tentativo riuscirà, perché non mi credi sulla parola?

Ascoltò, poi disse, irritato: — E va bene, accidenti, se la Commissione non prenderà una decisione ufficiale fino a dopodomani, perché non posso continuare fino ad allora? Avrò un lancio riuscito all'attivo, ce la faremo e… Senti… credi che perderei il mio tempo se non fossi convinto che quest'uomo possa farcela?

Sospirò, poi aggiunse con voce rauca: — Senti, se potessi garantirti quali saranno i risultati, non avrei bisogno di un programma di ricerca! Tentiamo di fare le cose passo passo, se vogliamo farle!

Si passò la mano sulla faccia, pesantemente. — Okay, ritorniamo al punto di partenza… a cosa serve discutere? Mi date danaro, autorità, attrezzature e tutto il resto, perché sono io, ma la prima volta che si tratta di accettare la mia parola a proposito di qualcosa, nessuno lassù è capace di liberarsi del suo stupido panico e di ricordare con chi ha a che fare. Credi che io non faccia altro che tirare a indovinare?

S'inumidì le labbra e ascoltò, attentamente. Poi si rilassò. — Bene, allora — disse con un sorriso gelido. — Ti chiamerò presto, dopodomani mattina, e ti farò sapere i risultati. Sì, me la ricordo, la differenza dei fusi orari! D'accordo. E no, no, non preoccuparti — concluse. — Farò del mio meglio. Sì. Beh, anche tu, Tom. Ci vediamo.

Riappese il ricevitore e voltò le spalle all'apparecchio, scuro in volto. Si guardò le mani e poi se le infilò nelle tasche.

Sam Latourette aveva aspettato che finisse la telefonata: si fece avanti preoccupato. — Guai, Ed?

Hawks fece una smorfia. — Sì. Il lancio di domani deve riuscire.

— Altrimenti? — chiese incredulo Latourette. — Davvero? Anni di lavoro e milioni di dollari buttati al vento? Ma sono impazziti?

— No. No, sono esseri umani, Sam. Cominciano a pensare che sia danaro sprecato. E si sono perduti troppi uomini. Cosa vuoi che facciano? Che continuino a tirare avanti, quando si sentono complici di omicidi insensati? E dopotutto… la fine dei lanci alla Luna non segnerà la fine del programma del trasmettitore, lo sai.

Latourette arrossì. — Andiamo, Ed! Basta che il programma del trasmettitore registri un insuccesso, e persino l'azienda lo lascerà perdere. Lo riprenderà, prima o poi, ma non subito… e non con te. Lo sai benissimo. Ti liquideranno con garbo, e chiuderanno la baracca fino a quando le acque non si saranno calmate. Loro…

— Lo so — disse Hawks. — Porto con me troppo fetore di morte. — Si guardò intorno. — Ma non lo faranno, se Barker ce la fa, domani. «Il successo accieca tutti.» Chaucer. Fuori dal contesto. — Un sorriso contorto gli alterò la faccia. — Il livello della cultura si sta innalzando, qui dentro. — Voltò le spalle di scatto, con il volto ancora contratto, come un bambino preso da una frustrazione insopportabile che cerca la porta della sua stanza. Poi aggiunse a voce bassa: — Sa, che cosa terribile e complicata è la mente umana! — Fece per avviarsi, a testa bassa.

Latourette agitò goffamente le mani nell'aria. — Non puoi servirti di Barker! Non puoi permetterti di avere a che fare con un tipo così scatenato e imprevedibile! Ed, non funzionerà… sarà troppo.

Hawks si fermò di colpo, con le mani in tasca e gli occhi chiusi. — Non credi che Barker ce la farà?

— Senti, se bisogna sopportarlo per un pezzo, continuerà ad andare sempre peggio!

— Quindi tu credi che ce la farà. — Hawks si voltò e guardò Latourette. — Tu hai paura che quello ce la faccia.

Latourette aveva l'aria spaventata. — Ed, quello non ha abbastanza buon senso per rinunciare a punzecchiarti in tutti i tuoi punti deboli. E tu non sei il tipo capace di far finta di niente. Andrà sempre peggio e tu…

— È un'idea tua, Sam — disse gentilmente Hawks. Dopo un momento, rimandò Latourette al trasmettitore, e si avviò di nuovo per tornare da Barker.

Hawks si fermò a guardare mentre rimettevano a posto la gamba di Barker. Nuovi pezzi d'alluminio erano stati imbullonati al materiale color carne.

— Barker — disse finalmente, alzando gli occhi verso la faccia dell'uomo.

— Sì, dottore?

— Abbiamo poco tempo. Le sarei grato se andasse su a farsi visitare subito dal nostro medico. Nel frattempo, quelli di noi che possono fermarsi un attimo andranno a pranzo.

— Dottore, lei sa benissimo che la settimana scorsa ho passato la visita medica dell'assicurazione.

— La settimana scorsa… — disse Hawks, abbassando lo sguardo sul pavimento — non è oggi. Dica al dottor Holiday di sbrigarsi più in fretta che può, ma di essere meticoloso. Cerchi di tornare qui appena avrà finito. — E gli voltò le spalle. — Io sarò qui fra mezz'ora.


Hawks attese, solo, nella sala d'aspetto di Benton Cobey per venti minuti, guardandosi pazientemente le scarpe. Alla fine la segretaria gli disse di entrare.

Lo scienziato si avviò sul tappeto a colori vivaci, bussò alla semplice porta di mogano, l'aprì ed entrò.

Il presidente della Continental sedeva a una tavola di teak lucidata a mano, scura, quasi nera come carbone bituminoso. Cobey era un ometto piccolo e aggressivo, con il mento sfuggente e la testa calva come un uovo. La sua abbronzatura era merito di una lampada al quarzo, e le labbra mostravano la colorazione azzurrognola del primo accenno di cianosi. Il suo volto aveva l'espressione acida dei malati d'ulcera.

— Bene, Ed — disse immediatamente. — Cosa c'è?

Hawks scostò un po' dal tavolo una delle poltrone troppo comode e sedette aggiustandosi la piega dei calzoni.

— È successo qualcosa d'altro al laboratorio? — chiese Cobey.

— È un problema di personale — disse Hawks, guardando oltre la spalla sinistra di Cobey. — E io devo tornare in laboratorio per l'una.

— Parlane con Connington.

— Non so se oggi c'è. Comunque, non è sua competenza. Voglio Ted Gersten come primo assistente. È qualificato; è il vice di Sam Latourette da un anno e mezzo. Può svolgere il lavoro di Sam. Ma ho bisogno della tua autorizzazione per farlo entro domani. Abbiamo preparato un nuovo lancio… le condizioni astronomiche ottimali sono già state superate: questo mese voglio effettuare il maggior numero di lanci possibile… e voglio che Sam non se ne occupi. — Inconsciamente, la sua mano destra si era portata all'estremità della cravatta: ne strinse la punta tra il medio e l'indice, e cominciò a tormentarne la stoffa con l'unghia del pollice. Cobey si appoggiò alla spalliera della poltroncina e intrecciò le mani. Le nocche si chiazzarono di rosso. — Sei mesi fa — disse a bassa voce — quando io volevo mandare a casa Latourette, sei venuto a raccontare che avevi assolutamente bisogno di lui per regolare il tuo amplificatore, o non so che altro.

Hawks trasse un profondo respiro. — La Hughes Aircraft ha bisogno di un ingegnere progettista per un programma di ricerca a breve termine per conto dell'Esercito. Frank Waxted vuole che se ne occupi Sam, se è possibile. Tu puoi ottenere un'approvazione provvisoria dal Servizio Personale della Hughes.

Cobey si sporse in avanti. — Waxted non ti chiamerebbe per chiederti Sam, se non sapesse di poterlo avere. Senti, Hawks — continuò. — Io ho ingozzato parecchio di te… ancora più di quanto mi costringa a farlo la Marina. Non illuderti: se non avessi un profondo rispetto per la tua intelligenza, ti avrei liquidato in qualunque momento, e avrei fatto saltare il tuo contratto. Io continuerò a restare qui, e la società continuerà a esistere anche dopo che questa storia della Luna sarà finita.

«Non combinare certe manovre furtive alle mie spalle! Non venirmi a raccontare che Waxted ti ha chiamato, quando sono pronto a scommettere qualunque cosa che lui non ne sa ancora niente! Sto parlando con te, Hawks!»

Hawks disse: — Sono qui. Ti sto dicendo quello che voglio. Ho combinato tutto, in modo che tu debba soltanto decidere per il sì o per il no.

— L'ho sempre detto, che tu lavori pulito. Cos'è questa storia, Hawks? Perché vuoi toglierti Latourette dai piedi? — Dobey socchiuse le palpebre. — Latourette è stato la tua ombra da quando ha messo piede qui. Se voglio una conferenza di dieci minuti sui progressi dell'elettronica moderna, mi basta chiedere a Latourette come ti senti tu. Cos'è successo, Hawks? Tu e Sam avete litigato?


Hawks non aveva ancora guardato Cobey negli occhi una sola volta, dal momento in cui era entrato nell'ufficio.

— Le relazioni interpersonali sono molto complicate. — Hawks parlava lentamente, staccando le parole, come se prevedesse di venire interrotto da un nodo alla gola. — Gli esseri umani perdono il controllo dei loro sentimenti. Più sono intelligenti, e più lo fanno con sottigliezza. Gli uomini intelligenti si vantano del loro autocontrollo. Fanno di tutto per celare i loro impulsi… non al mondo, perché non sono ipocriti, ma a se stessi. Trovano basi razionali per le azioni impulsive, e presentano giustificazioni logiche per le catastrofi. Un uomo può cominciare un'intera serie di errori, e continuare fin sull'orlo del precipizio, e anche giù nell'abisso, senza rendersene conto.

— Il che equivale a dire che hai avuto una specie di scontro con Latourette. Lui vuole fare una cosa, e tu vuoi farne un'altra.

Hawks insistette, ostinato: — Gli individui in preda a tensione emotiva fanno sempre ricorso alla violenza. Non è necessario che la violenza significhi sparare con una pistola: può essere una svista della matita su un foglio di carta, o una decisione di poco conto che basta a far fallire un intero programma. Nessun supervisore può sorvegliare continuamente i suoi collaboratori. Se potesse farlo, non avrebbe bisogno di aiuto, nel suo lavoro. Finché Latourette fa parte del progetto, non posso avere la certezza di avere il pieno controllo della situazione.

— E devi averlo? Un controllo totale?

— Devo averlo.

— Quindi Latourette se ne deve andare. Così. Sei mesi fa doveva restare. Così.

— È l'uomo più adatto per quel lavoro. Lo conosco meglio di quanto conosca Gersten. È per questo che adesso voglio Gersten… non è mio amico da dieci anni, come Sam.

Cobey si strinse tra i denti il labbro inferiore e lo liberò lentamente, alleviando la pressione. Si sporse per battere la penna su un blocco per appunti. — Senti, Hawks — disse — così non si può andare avanti. È cominciato tutto con un semplice contratto di ricerca per conto della Marina. Noi fornivamo soltanto gli apparecchi anche se eri stato tu ad avviare le trattative. Poi il governo ha scoperto quella cosa sulla Luna, e da allora non ci sono stati altro che guai: e di colpo ci siamo trovati non più a lavorare su un sistema per trasmettere gli esseri umani, ma a funzionare come una vera e propria installazione, a pasticciare con la telepatia, ci siamo ritrovati tra le braccia uomini morti e uomini impazziti, e tu ci sei dentro fino alle orecchie.

«Una mattina sono entrato qui e ho trovato sulla scrivania una lettera con cui venivo informato che tu eri diventato di colpo ufficiale di Marina e responsabile del funzionamento e della manutenzione dell'installazione. Il che significa che tu sei nella posizione di pretendere da noi, come ufficiale della Marina, tutto ciò che, come nostro ingegnere, consideri necessario all'installazione. Il Consiglio d'Amministrazione non vuol dirmi perché ha stanziato i fondi. La Marina non mi dice niente. Tu dovresti essere un dipendente della Con-El, e io non so neppure a che punto si arresta la tua autorità… so soltanto che si tratta di danaro della Con-El, spesso in attesa del giorno in cui la Marina, probabilmente, ci ripagherà, se il Congresso non taglierà il bilancio delle Forze Armate in modo che la Marina non possa pagarci, il tutto ai sensi del contratto di ricerca che, a quanto ne so, è stato superato grazie a non so che oscuro paragrafo delle leggi per la difesa nazionale. Io so soltanto che se continuo a mandare avanti la Continental in passivo, in modo che non possa venirne fuori, gli azionisti saranno felicissimi di sbarazzarsi di me.»

Hawks non disse nulla.

— Non sei stato tu a creare il sistema con cui sono costretto a lavorare — disse Cobey. — Ma, sicuro come l'inferno, ne hai approfittato. Non oso più darti un ordine diretto. Sono maledettamente certo che non potrei licenziarti, se lo volessi. Ma il mio compito è mandare avanti questa società. Se decido che non posso dirigerla finché ci sei dentro tu, e non posso licenziarti, sarò costretto a combinare qualche sporco tiro per obbligarti ad andartene. Magari lo farò anch'io, un bel discorsetto sulla violenza emotiva. — Si voltò di scatto e disse: — Guardami in faccia, accidenti a te! Sei tu che hai combinato questo guaio… non io!

Hawks si alzò e gli voltò le spalle. Si avviò lentamente alla porta. — Allora, posso o no prestare Sam a Waxted e promuovere Gersten?

Cobey scarabocchiò un appunto sul blocco, a secchi colpi di penna. — Sì!

Hawks riabbassò le spalle. — Benissimo, allora — disse. E chiuse la porta.

4

Quando rientrò in laboratorio, Barker era già stato sistemato dentro alla prima delle sottotute ed era seduto sull'orlo del tavolo della vestizione, lisciandosi sulla pelle la seta porosa: la polvere di talco imbiancava i polsini e il girocolllo. La sottotuta era di un arancione vivo, e quando Hawks gli si avvicinò, Barker disse: — Mi sembra d'essere un acrobata da circo.

Hawks consultò l'orologio. — Saremo pronti per il sondaggio tra venti minuti circa. Tra cinque minuti voglio andare a parlare con la squadra del collaudo del trasmettitore. Faccia attenzione a quello che sto per dirle.

— Le è andato di traverso il pranzo, dottore?

— Concentriamoci sul nostro lavoro. Voglio dirle che cosa le faremo. Più tardi tornerò a chiederle se è disposto a starci, prima che incominciamo.

— Molto gentile.

— È necessario. Ora mi ascolti: il trasmettitore di materia analizza qualunque cosa viene sottoposta al sondaggio. Poi converte l'analisi in un segnale, che descrive l'esatta struttura atomica dell'oggetto esaminato. Viene quindi trasmesso a un ricevitore. Là, il segnale entra in una piattaforma risolvente, la struttura atomica viene riprodotta sfruttando gli atomi locali… mezza tonnellata di roccia basta e avanza. In altre parole, il trasmettitore di materia la smonterà e poi invierà al ricevitore un messaggio, spiegando come deve rimontarla.

— Il processo è indolore e, per quanto riguarda la sua conoscenza, è istantaneo. Si compie alla velocità della luce, e né gli impulsi elettrochimici che trasmettono i messaggi lungo i suoi nervi e tra le sue cellule cerebrali, né le singole particelle che costituiscono i suoi atomi, né gli atomi nei loro movimenti individuali si avvicinano a una simile velocità.

«Prima che lei abbia la possibilità di sentire dolore o di accorgersi che si sta dissolvendo, e prima che la sua struttura atomica abbia tempo di disorganizzarsi, lei avrà l'impressione di essere rimasto immobile e che sia stato l'universo a muoversi. All'improvviso si troverà nel ricevitore, come se qualcosa d'onnipotente avesse mosso la mano, e l'impulso elettrico che era un pensiero in corsa tra le due cellule cerebrali completerà il suo percorso così tranquillamente che lei, per un momento, faticherà a rendersi conto di essersi mosso. Non sto esagerando, e voglio che non lo dimentichi. Sarà molto importante, per lei.

«Un'altra cosa da ricordare è che in realtà lei il viaggio non l'avrà affatto compiuto. Il Barker che compare nel ricevitore non ha in corpo un solo atomo che faccia adesso parte del suo corpo. Mezzo secondo prima, quegli atomi facevano parte d'una massa di materiale inorganico situata accanto al ricevitore. Il Barker che compare è stato creato manipolando quegli atomi… togliendo particelle ad alcuni, aggiungendone ad altri, un po' come se qualcuno derubasse Pietro per dare a Paolo.

«Dal punto di vista funzionale non vi sono differenze, in teoria, lo ricordi, se il Barker che compare è soltanto un duplicato esatto dell'originale. È il corpo di Barker, completo di cellule cerebrali che riproducono l'organizzazione e le capacità elettriche di quelle originali. Il nuovo Barker ha i suoi ricordi, al completo, e persino il ricordo di quel pensiero completato a mezzo che conclude dopo il trasferimento. Ma il Barker originale è scomparso, per sempre, e i suoi atomi sono stati convertiti nell'energia che ha attivato il trasmettitore.»

— In altre parole — disse Barker — io sono morto. — Scrollò le spalle. — Bene, me l'aveva detto.

— No — fece Hawks. — No — ripeté lentamente. — Non è questo che le avevo detto. Teoricamente, il Barker che appare nel ricevitore non si potrebbe distinguere in nessun modo dall'originale. Come ho precisato all'inizio, le sembrerà che non sia successo niente. Quando capiterà a lei, le sembrerà di essere ancora se stesso. Il pensiero che una volta, altrove, c'era un Barker che non esiste più sarà puramente accademico. Lei lo saprà solo perché ricorderà quello che io le sto dicendo ora. Altrimenti, non se ne accorgerebbe neppure.

«Ricorderà chiaramente di essere stato infilato dentro la tuta, trasportato al trasmettitore, ricorderà di aver sentito il campo magnetico della camera che teneva sospesa la tuta con lei dentro, di aver visto spegnersi le luci, di essere sceso sul pavimento della camera e di essersi reso conto d'essere nel ricevitore. No, Barker» finì Hawks, accennando con il capo al gruppo degli specialisti, che stavano arrivando con la sottotuta di cotone e quella elastica a pressione che Barker doveva indossare sotto l'armatura. — Quando la ucciderò, sarà in altri modi. E lei lo sentirà. — E si allontanò.

Si avvicinò a Sam Latourette che stava controllando il trasmettitore e alzò una mano per posargliela sulla spalla, ma si fermò. — Come va, Sam? — chiese.

Latourette si girò. — Bene. — Disse lentamente. — Trasmette in modo perfetto gli oggetti di prova. — Indicò un assistente che tendeva tra le braccia una scimmietta anestetizzata. — E Jocko è passato già cinque volte dal trasmettitore al ricevitore, qui. Il sondaggio corrisponde esattamente alla registrazione che abbiamo fatto oggi al primo lancio, ed entro i limiti di variazione previsti dalla statistica, alla registrazione di ieri. Ogni volta è sempre lo stesso, vecchio Jocko.

— Non possiamo pretendere di più, vero? — Chiese Hawks.

— No, non possiamo — disse implacabile Latourette. — Farò lo stesso anche per quello. — Accennò con il capo in direzione del tavolo della vestizione. — Non preoccuparti.

— Sta bene, Sam — sospirò Hawks. — Neppure io lo proporrei candidato per l'iscrizione a un country club. - Poi si guardò intorno. — Ted Gersten è con la squadra del ricevitore?

— È su, a lavorare su uno dei modulatori di segnale. È l'unico che non risponda perfettamente. Lo sta facendo smontare. Dice che entro stasera l'avrà risistemato, in tempo per domani.

Hawks corrugò la fronte, pensosamente. — Sarà meglio che vada su a parlargli. E credo che dovrebbe essere qui con noi, quando Barker entrerà per il sondaggio. — Fece per allontanarsi, poi si voltò indietro. — Vorrei che tu trasmettessi Jacko ancora una volta. Tanto per sicurezza.

Latourette strinse le labbra, e rivolse un brusco cenno con il braccio all'assistente che reggeva la scimmia.


Gersten era un uomo minuto dalla carnagione coriacea e occhiaie rotonde e sporgenti, che spiccavano sotto la pelle tesa. Le labbra sottili avevano quasi lo stesso colore della faccia. Quando parlava, scoprivano i denti, dando un'impressisone di grande intensità. Per contrasto la voce era sommessa e profonda. Si grattava delicatamente i capelli grigioferro, e osservava i due tecnici che estraevano uno chassis dall'apparecchio, dopo averlo tirato fuori dalla fila e deposto sul pavimento.

I cavi del generatore del segnale di prova penzolavano dalla struttura di servizio più in alto. Altri pezzi dell'apparecchio erano sparsi intorno ai tre uomini. Quando Hawks salì la scaletta a pioli in fondo alla galleria, Gersten si voltò a guardarlo. — Salve, Ed.

— Ted. — Hawks lo salutò con un cenno del capo e guardò l'andamento del lavoro. — Che problema c'è?

— Il divisore del voltaggio. È diventato leggermente intermittente. Per un po', i test vanno benissimo, poi s'imballa, e poi torna ad andar bene.

— Uh-uh. Sam mi ha detto che tutto il resto va a meraviglia.

— Sicuro.

Okay. Ascolta. Ho bisogno di te al trasmettitore, con me e Sam, quando faremo analizzare il nuovo volontario. Vuoi venire subito con me?

Gersten diede un'occhiata ai tecnici. — Sicuro. I ragazzi se la cavano benissimo. — Si scostò dagli strumenti e si avviò lungo la galleria verso la scaletta, a fianco di Hawks.

Quando furono arrivati in un punto dove i tecnici non potevano udirli, Hawks disse, quasi distrattamente: — È probabile che domani tu abbia molto da fare, Ted. È inutile perdere tempo a risistemare i cavi, stanotte, quando potresti dormire. Ordina un divisore nuovo alla fabbrica, consegna espressa, e manda indietro quello vecchio. Lascia che ci pensino loro a sbrigarsela. In ogni caso, dovrai rifare tutti i test dal primo all'ultimo.

Gersten sbatté le palpebre. — Anch'io avrei dovuto vederla così. — Lanciò un'occhiata ad Hawks. — Sì, avrei dovuto vederla così. — Si fermò e disse: — Ti seguo subito, Ed. — Tornò indietro verso i suoi tecnici.

Hawks scese la scaletta a pioli: le suole delle scarpe si posavano con tonfi leggeri, regolari. Attraversò il laboratorio, e si avvicinò a Latourette, che sorvegliava gli strumenti, sopra il banco di registrazione di un armadio grigio collegato a un computer, e di tanto in tanto chiedeva al tecnico di leggere forte i dati. La scimmietta era di nuovo tra le braccia dell'assistente, e si agitava assonnata contro il petto dell'uomo, mentre l'effetto dell'anestetico svaniva.

Hawks rimase a osservare in silenzio, mentre Latourette confrontava le registrazioni con i dati che gli venivano passati da un tecnico della squadra addetta al ricevitore, e che lavorava su un altro computer di servizio.

— Va bene, Bill — fece Latourette, girandosi. — Comunque, adesso facciamo scorrere insieme le due registrazioni per compararle. Fammi sapere se manca qualcosa.

Il tecnico annuì.

— Bene. — Latourette si rivolse a Hawks. — A quanto ho potuto capire dal controllo preliminare, il tuo amico Barker ha ancora a disposizione l'equipaggiamento, con un'efficienza del cento per cento. — Guardò la scimmia. — E Jocko ha certo l'aria di stare benone. — Poi si guardò intorno. — Dov'è Gersten?

— Scende subito. — Hawks lanciò un'occhiata verso le gallerie. — Vorrei conoscerlo meglio. È un tipo difficile da capire. Non si rivela mai più del necessario. È molto difficile adattarsi a un uomo così.

Latourette lo guardò in modo strano.

5

Barker era disteso sul tavolo, chiuso nella tuta corazzata, con il vetro della visiera aperto. Guardò con calma Hawks che si piegava su di lui.

— Tutto bene? — chiese lo scienziato.

— Benone. — La voce di Barker echeggiò nel casco, uscì distorta dalla stretta apertura. I tubi dell'aria erano avvolti in spire sul suo stomaco.

Il guardiamarina, che stava a fianco di Hawks, disse: — Sembra che si trovi a suo agio. Non credo che avrà difficoltà claustrofobiche. Naturalmente, non potremo saperlo fino a quando avremo chiuso la visiera e gli avremo fatto respirare aria compressa per un po'.

— Figliolo — disse Barker — ho fatto più metri in immersione io, nella mia vita, di quanti ne abbia percorsi lei a piedi.

— Ma questa roba non è l'attrezzatura per sommozzatori, signore.

Hawks si mise in mezzo, tra Barker e il guardiamarina. — Barker, avevo promesso che le avrei dato la possibilità di tirarsi indietro, se lo voleva.

— Mi piace il modo in cui lo dice, dottore.

— Dovrebbe essere evidente la ragione per cui abbiamo tutti questi complicati apparecchi di controllo — insistette lo scienziato. — La fedeltà del processo di risoluzione dipende dalla chiarezza del segnale che arriva al ricevitore. E anche il raggio più ristretto che possiamo dirigere verso la Luna, inevitabilmente capterà qualche interferenza. Perciò lo facciamo passare dal trasmettitore agli amplificatori, controllando il segnale sulle letture effettuate al primo sondaggio.

«Esiste sempre una variazione tra la registrazione archiviata e il segnale, naturalmente. A ogni trasmissione facciamo una registrazione nuova, è ovvio, ma c'è sempre il divario di tempo tra l'ultimo nastro e la trasmissione successiva dello stesso oggetto. Ma è per questo che abbiamo un uomo-standard, e una tavola statistica del grado di probabilità delle variazioni per dati periodi di tempo. Inserendo analogie grossolane negli amplificatori e, introducendo l'appropriato fattore statistico, possiamo ottenere un certo controllo.»

— Spero che lei sia convinto che io la segua, Hawks.

— Mi auguro che ci si provi. Dunque. Quando abbiamo fatto tutto ciò, abbiamo la massima precisione possibile. A questo punto, il segnale viene trasmesso sulla Luna, non una sola volta, ma ripetutamente. Là un altro banco di amplificatori di differenziale compara ogni bit d'informazione di ogni impulso del segnale e ogni bit di tutti i segnali ricevuti in precedenza. Rifiuta ogni bit che sia diverso dalla maggioranza delle controparti. Ogni errore creato dalle interferenze della trasmissione viene quasi sicuramente eliminato nel processo.

«Oggi l'analizzeremo per la prima volta. I nostri apparecchi di controllo sono inutili per nove decimi, fino a quando non hanno le letture dell'analisi, in base a cui lavorare. Quindi, per la prima volta, lei si affida completamente alla nostra capacità di ingegneri elettronici, e alla mia abilità di progettista. Non posso garantire che l'Al Barker risolto nel ricevitore del laboratorio sarà lo stesso uomo che è adesso. Si può continuare a collaudare e a ricollaudare un componente elettronico fino a diventare paonazzi, e poi quello si guasta lo stesso nel momento più critico. È possibile che sia stato proprio il processo di collaudo a indebolirlo. E lo stesso analizzatore è di un tipo molto diverso dalle normali tecniche elettroniche, per le quali esiste una vasta base teorica ben conosciuta. So come funziona. Ma vi sono certi particolari di cui neppure io so nulla. Deve rendersene conto… quando il sondaggio è in corso, noi non possiamo correggere gli eventuali errori commessi dagli apparecchi. Siamo ciechi. Non sappiamo quale bit del segnale descriva un dato atomo dell'uomo. Forse non lo sapremo mai.

«Quando Thomas Edison canticchiò una canzoncina nella cornetta del suo riproduttore di suoni, la vibrazione della sua voce contro un diaframma mosse un ago collegato a quel diaframma, e incise una linea variabile sul cilindro rotante di cera. Quando lo ascoltò, ne uscì Mary had a little lamb. Ma a questo punto, Edison doveva fermarsi. Se l'ago si staccava, o se la cera aveva un difetto, o il movimento del cilindro variava, ne usciva qualcosa d'altro… una confusione incomprensibile di suoni.

«Edison non poteva farci nulla. Non poteva sapere quale parte dell'incisione fosse canto, e quale fosse rumore. Non possedeva una tecnica che gli permettesse di prendere in mano un ago e di incidere il cilindro in modo che suonasse Mary had a little lamb. Poteva solo controllare il riproduttore per scoprire se avesse difetti tecnici e ricominciare daccapo con la sua voce, la cornetta e il diaframma. Non poteva fare in altro modo. E naturalmente, non ce n'era bisogno. Non è poi tanto grave, continuare a ripetere Mary had a little lamb tutte le volte necessarie per ottenere almeno un'incisione perfetta.

«E se Daguerre, facendo esperimenti con la fotografia, trovava una lastra sovraesposta o sottoesposta, o chiazzata da un difetto delle sostanze chimiche o una lente imperfetta, poteva semplicemente riprovarcisi. Non importava molto se, di tanto in tanto, andava perduta una foto, perché l'unico modo per salvarla sarebbe stato conoscere qualcosa che gli esperti di fotografia soltanto oggi cominciano a imparare.

«Ma noi non possiamo farlo, Barker. Lei non è Mary had a little lamb. Non è neppure una cosa di luce e d'ombra, da conservare o da perdere senza conseguenze critiche per la sua fonte.» Hawks sorrise, un po' intimidito. — Un uomo è una fenice, che deve rinascere dalle proprie ceneri, perché nell'universo non ve ne è un altro, come lui. Se il vento smuove le ceneri in una goffa parodia, allora la fenice è morta per sempre. Noi non conosciamo il modo di farla rivivere.

«Cerchi di capirmi: l'Al Barker che risolveremo sarà quasi certamente lei. Le probabilità statistiche sono tutte dalla sua parte. Ma l'analizzatore non può discriminare. È soltanto una macchina. Un grammofono non sa che cosa sta suonando. Una macchina fotografica riproduce tutto ciò che le sta davanti. Non ci metterà dentro quello che non c'è, e non ometterà la macchia di rossetto sul colletto della sua camicia. Ma, se per qualche ragione, la pellicola ha perso la sensibilità al rosso, quello che vi appare sopra non sembra rossetto… può anche non somigliare a niente. Comprende ciò che sto cercando di dirle? Gli apparecchi sono sistemati e regolati al meglio. Quando abbiamo ottenuto il nostro negativo, ogni volta ricaviamo copie perfette. Ma adesso dobbiamo procurarci il negativo.»

Barker disse, piano: — Ci sono mai stati guai, dottore?

— Se ci sono stati, non lo sappiamo. A quanto possiamo dire, le analisi preliminari sono state tutte perfette. Almeno, gli oggetti e gli organismi viventi con cui abbiamo lavorato hanno potuto continuare a funzionare esattamente come sempre. Ma un uomo è qualcosa di molto complesso, Barker. È molto di più della sua grossolana struttura fisica. Ha passato la sua vita a pensare… a riempirsi il cervello delle minuzie accumulate che egli ricorda e ricollega, quando pensa. Il suo corpo è soltanto l'involucro in cui vive. Il suo cervello è solo un complesso di ricordi immagazzinati. La sua mente… la sua mente è ciò che egli fa con i suoi ricordi. Non esiste un'altra mente identica. In un certo senso, un uomo è una creazione di se stesso.

«Se per caso noi lo cambiamo su di un livello grossolano, che sia possibile comparare con ciò che è documentato della sua vita, possiamo scoprire il mutamento. Ma non è probabile che ci allontaniamo di tanto. Molto più seria è la possibilità che vi sia un errore sufficiente per causare cambiamenti sottili, che nessuno potrebbe riscontrare… e lei meno di tutti, poiché non dispone di dati per il confronto. Il suo primo libro di scuola aveva la copertina azzurra o rossa? Se lei la ricordasse rossa, ora chi potrebbe ritrovarla per vedere di che colore era in realtà?»

— Che cosa importa? — Barker scrollò le spalle, e la tuta cigolò, sopra il tavolo. — Mi preoccupo piuttosto della possibilità che il duplicato risulti così alterato da uscirne morto, oppure trasformato in un mostro che deve morire.

— Ecco — disse Hawks, passandosi la mano sul viso, — questo è molto improbabile. Ma se ci tiene, può preoccuparsene. Ciò per cui deve stare in pensiero dipende da quello che per lei è importante. Deve decidere quanto di lei possa cambiare, prima che si consideri morto.

Barker gli sorrise freddamente. Girò lo sguardo intorno al cerchio dell'apertura del visore. — Ormai sono qui dentro, dottore. E lei sa benissimo che non mi tirerò indietro. Non l'avrei mai fatto comunque. Ma sa anche di non aver fatto niente per aiutarmi.

— È esatto Barker — disse Hawks. — E questo è solo uno dei modi in cui potrei ucciderla. Vi sono altri modi altrettanto sicuri. Devo farle questo, adesso, perché ho bisogno di un uomo come lei per quello che gli faremo più tardi.

— Buona fortuna dottore — disse Barker.


Gli specialisti avevano chiuso la visiera di Barker, e ricollegato i tubi dell'aria alle bombole inserite nella piastra dorsale dell'armatura. Un tecnico effettuò un controllo radio, e girò l'interruttore della sua ricevente, collegata con l'altoparlante montato sopra lo sportello del trasmettitore. Il suono del respiro di Barker cominciò a sibilare regolarmente nel laboratorio, attraverso il microfono a bassa potenza della tuta.

— Adesso la porteremo là dentro, Barker — disse Hawks, al microfono.

— Bene, dottore.

— Quando sarà entrato, attiveremo gli elettromagneti della camera. Lei rimarrà sospeso a mezz'aria, e il tavolo verrà tirato fuori. Non potrà muoversi, e non cerchi di farlo… brucerebbe i motori della tuta. Si sentirà sollevato di qualche centimetro nell'aria, e la tuta si spiegherà rigidamente. È il campo magnetico laterale. Sentirà un altro sussulto quando chiuderemo lo sportello della camera ed entreranno in funzione i magneti anteriori e posteriori.

— La sento forte e chiaro.

— Simuliamo le condizione per un lancio alla Luna. Voglio che lei impari a conoscerle. Perciò spegneremo le lampade della camera. Nell'aria che respirerà ci sarà una traccia di formalina, per smorzare il suo senso dell'olfatto.

— Uh-uh.

— Poi daremo inizio al processo di sondaggio. Su quell'interruttore c'è un ritardo di trenta secondi: lo stesso impulso attiverà prima certe funzioni automatiche della tuta. Come vede, facciamo del nostro meglio per eliminare gli errori umani.

— Capito.

— Nella sua aria verrà introdotto un anestetico generale. Deprimerà il suo sistema nervoso, senza farle per questo perdere conoscenza. Intorpidirà completamente la sensibilità della sua epidermide alla temperatura e alla pressione. Poi si disperderà, dopo che lei si sarà risolto nel ricevitore. Tutte le tracce dell'anestesia spariranno cinque minuti dopo la risoluzione.

— Ho capito.

— Bene. Infine spegnerò il mio microfono. A meno che si produca una situazione d'emergenza, non lo riaccenderò. E da quel momento, l'interruttore del mio microfono comanderà i due auricolari servoattivi del suo casco. Sentirà gli auricolari inserirsi nelle orecchie: voglio che muova la testa quando sarà necessario per lasciare che si installino saldamente. Non le faranno del male, e si ritireranno nell'istante in cui avrò da impartirle istruzioni d'emergenza, se sarà il caso. Il suo microfono rimarrà attivato, quindi potremo udirla, se avrà bisogno d'aiuto, ma lei non potrà udire la sua voce. Tutto questo è necessario, per i lanci alla Luna.

— Si accorgerà che, con i sensi smorzati o inibiti, presto comincerà a dubitare di essere vivo. Non sarà in grado di dimostrare a se stesso di essere esposto a stimoli esterni. Comincerà a chiedersi se ha ancora una mente. Se tali condizioni dovessero persistere abbastanza a lungo, lei verrebbe preso da un panico incontrollabile. Il periodo di tempo varia da persona a persona. Se il suo supera quei pochi minuti durante i quali rimarrà dentro alla tuta, per oggi, sarà abbastanza. Se sarà inferiore, la sentiremo urlare, e io comincerò a parlarle.

— Sarà un grande conforto.

— Lo sarà davvero.

— Nient'altro, dottore?

— No. — Hawks fece un cenno ai tecnici della Marina, che cominciarono a spingere il tavolo dentro la camera.

— Debbo dire una cosa al guardiamarina — disse Barker.

— Sta bene.

L'ufficiale si portò nella linea di visuale di Barker. Mosse le labbra, mimando. — Cosa?

— Mi chiamo Barker, figliolo. Al Barker. Non sono una delle solite cavie che è abituato a mettere in scatola. Lei ha un nome, vero figliolo?

Il guardiamarina annuì, arrossendo.

— E allora si ricordi di dirmelo, quando uscirò fuori, eh?

Fidanzato, che stava spingendo la parte posteriore del tavolo, ridacchiò a voce sommessa.


Hawks si guardò intorno. Latourette era alla console dei comandi del trasmettitore. — Guarda attentamente Sam — disse Hawks a Gersten, in piedi accanto a lui. — E ricorda tutto quello che fa. Cerca di non lasciarti sfuggire nulla. — Gli occhi dello scienziato non si erano rivolti verso Gersten ma, senza deviare, verso Weston che stava appoggiato a una cabina dell'amplificatore, a braccia conserte, e poi verso Holiday, il medico grassottello, che era ritto, teso, davanti alla console della telemetria fisiologica.

Gersten grugnì: — Sta bene — e negli occhi di Hawks passò un lampo di frustrazione.

La spia verde era ancora accesa sopra il trasmettitore, ma la porta era chiusa, e il cavo portava energia ai componenti dell'analizzatore. La camera del ricevitore era pure chiusa. Dall'altoparlante usciva il sibilo del respiro di Barker: era calmo, ma diventava più affrettato.

— Sam, dammi energia per il test - disse Hawks. Latourette premette un pulsante, e Hawks sbirciò i tecnici raccolti intorno all'input del banco degli amplificatori. Sul piano dell'output c'era una nuova bobina di nastro, con l'estremità infilata tra i rulli frenanti e la testina della registrazione, fino al portabobina vuoto. Petwill, l'ingegnere prestato dall'Electronics Associates, fece un cenno a Hawks.

— Sam, dammi l'energia per l'attivazione — disse Hawks. — Accendi. — Le lampade verdi sopra le porte del tramsettitore e del ricevitore si spensero e si accesero quelle rosse. Il respiro di Barker sembrò quasi smorzarsi.

Hawks fissò l'orologio inserito sul trasmettitore. Trenta secondi dopo che aveva chiesto l'energia, il nastro multicanale cominciò a ronzare attraverso la testina del registratore, mentre le bobine giravano vorticosamente. Con rapidità affascinante, un disco bruno cominciò a crescere intorno al perno della bobina di ricezione. La lampada verde sopra lo sportello del ricevitore si accese, e tornò ad accendersi anche quella del trasmettitore.

I freni bloccarono il nastro. La bobina registrata era piena per tre quarti. Dall'altoparlante il respiro di Barker usciva affrettato, ansimante.

Hawks si appoggiò la mano sulla parte posteriore del collo, se la passò sul muscolo teso che si innestava nella spalla. — Dottor Holiday, quand'è pronto per eliminare l'anestesia…

Holiday annuì. Girò il volano del telecomando collegato alla bombola di gas anestetico inserito nella tuta di Barker.

Il respiro di Barker divenne più forte. Era ancora convulso, quasi caratterizzato dal panico, ma l'uomo non aveva ancora cominciato a mormorare nel microfono.

— Cosa le sembra, Weston? — chiese Hawks.

Lo psicologo ascoltò, riflettendo. — Va benissimo. E sembra respirazione dovuta al panico, non alla sofferenza.

Hawks girò lo sguardo. — Che ne dice, dottor Holiday?

L'ometto annuì. — Sentiamo come si comporta con un po' meno di gas. — E allungò di nuovo le mani sui comandi.

Hawks premette con il pollice l'interruttore del microfono. — Barker — disse gentilmente.

Il respiro usciva dall'altoparlante più forte e più chiaro.

— Barker.

— Sì, dottore — disse la voce irritata. — Ha qualche guaio?

— Dottor Hawks — disse Holiday, dalla sua console, - adesso l'anestesia è ridotta a zero.

Hawks annuì. — Barker, adesso è nel ricevitore. Riprenderà pienamente conoscenza quasi subito. Sente qualche dolore?

— No! — scattò Barker. — Ha finito con i suoi giochetti?

— Ora accendo le luci nella camera del ricevitore. Le vede?

— Sì.

— Sente bene tutto il suo corpo?

— Benissimo, dottore. E lei, sente bene il suo?

— D'accordo, Barker. Adesso la tireremo fuori.

Gli specialisti della Marina spinsero il tavolo a rotelle verso il ricevitore, mentre Latourette spegneva i magneti anteriori e posteriori, e i tecnici cominciavano ad aprire la porta della camera. Weston e Holiday si mossero per cominciare a visitare Barker, non appena fosse stato liberato della tuta.

Hawks disse sottovoce al guardiamarina. — Si ricordi di dirgli il suo nome. — Poi si avvicinò alla console dei comandi. — Bene, Sam — fece, mentre guardava il tavolo che s'infilava sotto l'armatura di Barker, e si sollevava sui supporti idraulici per stabilire il contatto. — Puoi ridurre i magneti primari.

— Pensi che sia andato tutto bene? — chiese Latourette.

— Questo debbono dirmelo Weston e Holiday. Certamente parlava come se fosse sempre il solito.

— Non è gran che — ringhiò Latourette.

— È… — Hawks trasse un profondo respiro e ricominciò daccapo, gentilmente. — È quello che mi occorre. — Passò un braccio attorno alle spalle di Latourette. — Andiamo a fare due passi, Sam — propose. — Fra un minuto avremo i rapporti preliminari di Weston e di Holiday. Ted può cominciare a fare i preparativi per il lancio di domani.

— Voglio occuparmene io.

— No… No, lascia fare a lui. Va bene così. E… e poi io e te potremo salire a goderci un po' il sole. C'è qualcosa che devo dirti.

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